Tradimento successivo alla crisi matrimoniale? Non incide sull’addebito

Cassazione civile, sez. VI-1, ordinanza 23/01/2019 n° 1715

Nel procedimento per separazione personale dei coniugi, il Tribunale di Sassari disponeva l’affidamento esclusivo del figlio della coppia alla moglie, ponendo a carico del marito un assegno mensile di 200 euro per il mantenimento della moglie, e di 300 euro per il mantenimento del figlio. Il Tribunale respingeva invece la domanda di addebito nei confronti della moglie per violazione del dovere di fedeltà coniugale.

L’uomo impugna la sentenza e la Corte d’appello di Cagliari riforma il provvedimento soltanto in relazione all’affido esclusivo del figlio alla madre, ritenendo che i rapporti conflittuali tra i coniugi, oltre a non essere ostativi alla condivisione dell’affidamento, non abbiano intaccato la volontà del figlio di mantenere rapporti significativi con il padre.

La Corte conferma invece la decisione circa l’addebito, ritenendo inesistente il nesso causale tra la separazione e la relazione extraconiugale della moglie intercorsa quando già il legame affettivo e la convivenza fra i coniugi erano entrati irreversibilmente in crisi.

Conseguentemente conferma in favore di quest’ultima il contributo a titolo di mantenimento in considerazione dell’inesistenza di altri redditi da parte della beneficiaria.

In Cassazione il marito denuncia la mancata ammissione della prova testimoniale dedotta in primo grado che avrebbe dimostrato la vera causa della crisi coniugale e la sua addebitabilità alla moglie.

Inoltre il ricorrente contesta la rilevanza probatoria attribuita alle dichiarazioni da lui rese ai Servizi sociali e riversate in una relazione degli stessi Servizi, acquisita da un procedimento penale svolto a suo carico.

Le pronunce del Tribunale e della Corte si sarebbero fondate solo su quelle dichiarazioni, con le quali si faceva riferimento a una precedente grave crisi del rapporto intercorsa nel 2007, che aveva indotto i coniugi a pensare di separarsi decidendo poi di continuare la loro convivenza se pure in un clima di persistente tensione.

La moglie si difende nel giudizio di Cassazione con controricorso incidentale deducendo l’errata scelta di affidare congiuntamente il figlio a entrambi i genitori, nonostante il comportamento del padre che aveva omesso per lunghi periodi di corrispondere qualsiasi contributo al mantenimento del figlio e aveva esercitato in maniera discontinua e inadeguata il suo diritto di visita.

La decisione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 23 gennaio 2019, n. 1715, ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili.

Quanto al ricorso principale, in quanto si ripropone sostanzialmente una richiesta di prova testimoniale non ammessa dalla Corte di appello, perché non riproposta all’udienza di precisazione delle conclusioni e ritenuta irrilevante perché intesa a provare una relazione extra coniugale della moglie precedente alla rottura del rapporto.

Sarebbe stata necessaria una prova volta a smentire le dichiarazioni dello stesso ricorrente circa la crisi che, già dal 2007, aveva costretto i coniugi a discutere della separazione.

Correttamente la Corte territoriale, secondo la Cassazione, ha ritenuto che la crisi del matrimonio sia piuttosto da addebitare a un’incompatibilità caratteriale dei coniugi che nel tempo ha reso irreversibile la rottura del rapporto.

Tale valutazione di merito, che non è sindacabile nel giudizio di legittimità, è comunque coerente con la giurisprudenza di legittimità, secondo cui la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto rende irrilevante la successiva violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale ai fini della dichiarazione di addebito della separazione (cfr. Cass. Civ. n. 16859/2015).

Anche il ricorso incidentale della moglie è stato dichiarato inammissibile.

Circa l’affidamento condiviso del figlio dei coniugi, sulla base delle osservazioni compiute dai Servizi sociali, la Corte di Cagliari ha accertato che l’affido condiviso corrisponde maggiormente all’esigenza del figlio di intrattenere una relazione significativa e paritaria con entrambi i genitori.

Il comportamento inadempiente agli obblighi di mantenimento da parte del padre e la contestazione della madre sulle modalità di esercizio del diritto di visita, non sono stati ritenuti elementi rilevanti e decisivi ai fini della modifica del regime di affidamento, nell’interesse del minore.

E’ stata in definitiva correttamente applicata la regola secondo cui all’affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo se la sua applicazione risulta “pregiudizievole per l’interesse del minore”.

La conflittualità fra i coniugi non può essere, di per sé, causa di esclusione dell’affidamento condiviso.

Nella giurisprudenza di legittimità è, infatti, costante l’orientamento secondo cui l’affidamento condiviso dei figli minori a entrambi i genitori (che non esclude che essi siano collocati presso uno di essi con previsione di uno specifico regime di visita con l’altro) rappresenta il regime ordinario di affidamento che non è impedito dall’esistenza di una conflittualità tra i coniugi, che spesso caratterizza i procedimenti di separazione.

Si può derogare alla regola solo se tale regime sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, e per il loro equilibrio e sviluppo psico-fisico.

In queste situazioni la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere puntualmente motivata non solo riguardo al danno potenzialmente arrecato ai figli, ma anche alla capacità del genitore affidatario e all’inidoneità educativa o sulla manifesta carenza dell’altro genitore (Cfr. Cass. Civ. n. 1777/2012 e Cass. Civ. n. 27/2017)